| 10 aprile 2007 | Il primo gipeto barbuto da più di cento anniIn Svizzera è nato in libertà il primo pulcino di gipeto barbuto, sterminato oltre 120 anni fa. La Fondazione Pro Gipeto lo conferma, ma il pulcino non è stato ancora visto. Il lieto evento è avvenuto nei Grigioni, nella zona del passo del Forno, tra la Valle Monastero e il parco nazionale: a 2500 metri di altitudine una coppia sta nutrendo il piccolo nel nido. L'uovo si è schiuso probabilmente a fine marzo. "Abbiamo visto solo i genitori che lo nutrivano", spiega Chasper Buchli, della Fondazione Pro Gipeto. L'ultima testimonianza della riproduzione del rapace in Svizzera risale al 1885. Il pulcino è nato a 200 metri dalla frontiera italiana: "È per puro caso che si trova in Svizzera e non Italia, dove dal 1997 in poi sono già nate decine di gipeti, come pure in Francia", spiega a swissinfo Chasper Buchli. Altre due coppie di gipeti "elvetici" sono attualmente in attesa di un lieto evento, una nei Grigioni e una in Vallese. Il periodo di incubazione è però molto delicato. I genitori devono covare a turno le uova per 54 giorni mantenendole ad una temperatura di 38 gradi a 2000 metri di quota. Se gli immensi volatili vengono disturbati, ad esempio dal volo di elicotteri o aeroplani, possono abbandonare il nido. Per questo in Vallese attorno alla valle di Derborence, dove ha eletto domicilio la coppia di volatili, è stato definito un perimetro di volo con un'altitudine minima da rispettare. Per molto tempo si è ritenuto impossibile riuscire a far riprodurre dei gipeti in cattività (negli zoo). Uno dei problemi fondamentali nell'allevamento di questi uccelli era la difficoltà di stabilire, dall'aspetto, il loro sesso, una difficoltà che rendeva assai complicata la formazione delle coppie. Il più grande rapace europeoIl Gypaëtus barbatus, con un'apertura alare che può raggiungere i due metri e settanta, è il più grande rapace europeo e può vivere fino a 45 anni. Nonostante l'antico nome popolare di "avvoltoio degli agnelli", si nutre essenzialmente di carogne e rifiuti. La specie, riconoscibile per il lungo becco adunco e la potente coda di sagoma ovolidale, si è estinta sull'arco alpino verso la fine del diciannovesimo secolo, uccisa da schioppettate e da bocconi avvelenati. Nell'ambito del programma internazionale di reintroduzione, fra il 1986 e il 2006, 144 gipeti barbuti nati in cattività sono stati liberati in quattro diversi siti alpini: nei monti Tauri austriaci, nel parco nazionale svizzero, in Alta Savoia e nelle Alpi marittime. La prima riproduzione in natura è stata osservata nel 1997 nelle Alpi francesi. Proprio quell'anno, ha fatto cronaca anche la notizia di un bracconiere che ne ha abbattuto uno in Vallese. L'uomo è stato condannato a dieci giorni di prigione con la condizionale e a versare un indennizzo di 20'000 franchi. Oggi nove coppie riproduttive e circa una quindicina di coppie territoriali sono presenti sulle Alpi. Finora da sei coppie sono nati in natura un totale di trentatré gipeti barbuti. swissinfo | |||||||||
| 13 febbraio 2007 |
|
|||||||||
| 13 febbraio 2006 |
|
|||||||||
| 28 febbraio 2005 |
|
|||||||||
| Giugno 2003 | Rilascio in libertà di un giovane gipeto in EngadinaIl 7 giugno 2003 "Thuri", il gipeto di tre mesi nato e allevato nel giardino zoologico di Goldau, è stato messo in libertà nel Parco nazionale svizzero. Sponsorizzato dal WWF Bodensee/Turgovia, il giovane gipeto è grande quasi quanto un esemplare adulto e pesa la bellezza di 6 chilogrammi. Sabato scorso alcuni abitanti della zona, così come numerosi appassionati provenienti dalla Svizzera e dall’estero, si sono dati appuntamento a Zernez per accompagnare il giovane gipeto sul luogo in cui è stato liberato. Svoltosi all’insegna del motto “Il progetto di reintroduzione compie 25 anni”, questo evento ha suscitato una vasta eco anche tra i media.
Per festeggiare degnamente questi 25 anni, l’autunno prossimo verrà pubblicato un nuovo libro dedicato al gipeto. I tre autori dell’opera, Klaus Robin, Jürg Paul Müller e Thomas Pachlatko, sono dei biologi specializzati nello studio degli animali selvatici e collaborano al progetto di reintroduzione. La prima pietra in favore di questo fortunato Progetto Internazionale di reintroduzione del Gipeto sulle Alpi è stata posta nel 1978, anno in cui a Morges, sul lago Lemano, ebbe luogo un convegno decisivo che né sancì la nascita. I primi passi di questo progetto consistettero nella realizzazione di un programma di allevamento e nella ricerca, secondo metodi scientifici, di luoghi adatti al rilascio degli esemplari. Si dovettero attendere otto anni, ovverosia fino alla primavera del 1986, per poter assistere alla prima liberazione di gipeti nella valle austriaca di Rauris. Nel 1991 ebbe inizio un programma di rilascio in libertà anche in Svizzera, e più precisamente in Engadina.
Fino ad oggi sono stati liberati 114 giovani gipeti in quattro siti di rilascio. Secondo valutazioni attendibili i due terzi di questi uccelli dovrebbero sopravvivere, un risultato tutto sommato assai positivo. Siccome il gipeto raggiunge la maturità sessuale soltanto attorno all’età di 7 anni, l’attesa per la prima covata allo stato brado è stata piuttosto lunga. In Savoia si dovette attendere fino al 1997. Solo un anno più tardi alcuni gipeti, liberati in Engadina, deposero delle uova nel vicino Parco dello Stelvio (Italia). Sull’arco alpino sono sei le coppie di gipeti che hanno finora covato le loro uova. Queste covate non sono tuttavia sufficienti per garantire l’incremento e l’allargamento della nuova popolazione di gipeti sulle Alpi. Nonostante ogni anno nascano allo stato brado almeno una dozzina di piccoli gipeti, si continua a liberare giovani esemplari del programma di allevamento.
La valutazione sull’evoluzione del progetto di reintroduzione è complessivamente molto positiva. Tale progetto è tuttavia lungi dall’essere concluso. Il monitoraggio, ossia l’osservazione del gipeto sulle Alpi, è un aspetto fondamentale del progetto. A tale scopo vengono utilizzati metodi molto diversi. Accanto alle osservazioni di giovani gipeti marcati e alle relative segnalazioni che giungono dalla popolazione (si veda Segnalazione di osservazioni), un ruolo altrettanto importante è rivestito dall’analisi genetica effettuata da specialisti altamente qualificati. Viene inoltre impiegata la telemetria che consente di effettuare controlli mirati su alcuni uccelli. Anche in futuro il progetto dei gipeti dipenderà dal sostegno ideale, materiale e finanziario di molte persone. Thomas Pachlatko |
|||||||||
| September 2002 | Neppure un soldo per il gipeto Calcolata dal signor Hans Frey, un veterinario viennese, la considerevole cifra del risarcimento comprende i costi zoologici, tecnici e scientifici del programma di reintroduzione sulle Alpi per ogni singolo esemplare di gipeto. Una questione di randagismo La motivazione principale della decisione del tribunale era incentrata sulla volontà esplicita della fondazione di mettere in libertà il gipeto da essa stessa allevato. L’intenzionalità di tale gesto faceva del gipeto un animale randagio. Nell’ambito di questo stesso caso, nel febbraio del 1999 il tribunale distrettuale di Siderser aveva condannato il cacciatore a 10 giorni di carcere con la condizionale, mentre il canton Vallese aveva patteggiato, tramite il suo ufficio per la caccia, un risarcimento del valore di 20 000 franchi. L’interessato aveva versato la somma e lo stato del Vallese aveva
perciò rinunciato a procedere con una causa di diritto civile.
|
last update: |
© Wildtier Schweiz, Strickhofstrasse 39, 8057 Zurich, Schweiz, email: wild@wild.uzh.ch, Tel. ++41 (0)44 635 61 31 |