Inquisizione
Il termine “inquisizione” proviene dal latino inquirere, ovvero braccare, significa in senso lato anche indagare, cercare colpevoli. Istituzioni come lo Stato o la Chiesa perseguono autonomamente i sospettati.
Lupi mannari
Il lupo mannaro o licantropo (dal greco lýkos "lupo" e ànthropos "uomo"), è una fantasia mitologica secondo la quale un uomo si trasforma in un lupo assetato di sangue durante le notti di luna piena.

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Una storia non dei fratelli Grimm

 

La vera storia di Cappuccetto rosso

Sapete? Alcuni giorni fa ho incontrato … non indovinerete mai! Cappuccetto rosso! Per la verità ho stentato a riconoscerla perché era un po' invecchiata, ma si sa, il tempo passa per tutti. Parlando del più e del meno, mi ha raccontato tra l'altro com'erano andate veramente le cose, quel giorno di tanti anni fa. Ascoltate:

"A quel tempo abitavo in un paesino nei pressi di una folta foresta. Un giorno di primavera la mamma mi porse uno zainetto pieno di buone cose e mi disse: "Portalo alla nonna che è malata, ma non passare dal sentiero del bosco perché potresti perderti!". Io mi misi in cammino di buon passo ma, giunta sul limitare della foresta, vidi sotto i cespugli un'infinità di succose fragole rosse; cominciando a raccoglierle m'inoltrai fra gli alberi.

Ad un tratto udii strani rumori: un calpestìo di foglie secche accompagnato da uggiolii e qualche ringhio. Un po' spaventata, ma anche incuriosita m'incamminai in direzione di quei suoni e giunsi al bordo di una radura. Vidi allora uno spettacolo inaspettato: davanti all'imboccatura di una piccola grotta nascosta fra i cespugli c'erano una lupa, un lupo e tre lupacchiotti di poche settimane! Papà lupo giocava con i cuccioli che, uggiolando e ringhiando, si rincorrevano nel sottobosco, mentre mamma lupa dormiva raggomitolata all'ombra di un tronco. Affascinata, osservai a lungo i giochi degli animali. Dopo un po' i cuccioli, stanchi di giocare, si ritirarono all'interno della tana; tornai allora piano piano sul sentiero, per poi correre a perdifiato fino alla casa della nonna, che non si trovava molto distante.

Eccitatissima, le raccontai quello che avevo visto. Dapprima la nonna non mi credette: infatti, malgrado abitasse in quel posto da molti anni, non si era mai accorta della presenza dei lupi. Alla fine, vista la mia insistenza, si convinse e fu molto contenta di sapere che questo animale così schivo avesse deciso di allevare i propri cuccioli a poca distanza da casa sua.

Presa anche lei dalla curiosità, dimenticò tutti i suoi acciacchi e insieme raggiungemmo la radura: i due lupi adulti stavano seduti davanti all'imboccatura della tana. Era ormai l'imbrunire e ad un tratto, allungando la testa verso l'alto, proruppero in un lungo ululato; poco dopo papà lupo partì per una battuta di caccia, mentre mamma lupa restava di guardia davanti alla tana, con le orecchie attente ad ogni piccolo rumore. Si era alzato il vento e le foglie degli alberi stormivano, coprendo i fruscii del sottobosco.

Erano passati alcuni minuti quando udii dei passi e, nella semioscurità, riuscii ad intravvedere, poco distante da noi, un uomo armato di fucile che si avvicinava alla radura. Capii subito quello che stava succedendo e, mentre il bracconiere prendeva la mira, lanciai un grido. Veloce come un lampo la lupa scomparve nel bosco, mentre io correvo verso l'uomo che, deluso e amareggiato, osservava la radura rimasta vuota. Giunta vicino a lui gli dissi d'un fiato: "Ma non sa che il lupo che stava per uccidere era una femmina con i cuccioli? E poi perché voleva farlo? Il lupo non è un animale pericoloso per l'uomo e se uccide pecore e capre è perché sono una facile preda, soprattutto se incustodite". Sorpreso di incontrare a quell'ora e in quel posto una ragazzina tanto decisa, il cacciatore cominciò a sorridere. Nel frattempo anche la nonna si era avvicinata e, fatte le presentazioni, invitò tutti a prendere una cioccolata calda a casa sua. Più tardi, la nonna ed io invitammo il cacciatore a venire con noi, il giorno dopo, ad osservare la famiglia di lupi; lui accettò e nelle settimane successive tornammo spesso insieme a far visita agli animali, facendo sempre attenzione a non disturbarli.

Malgrado ciò una sera scoprimmo che i lupi non c'erano più, ma niente paura: semplicemente i cuccioli erano ormai abbastanza grandi da seguire i genitori durante le loro battute di caccia. La famiglia aveva ripreso la sua vita nomade all'interno del proprio territorio e di giorno non tornava più a quella tana per riposare. Avviandoci un po' tristi verso casa, ci riproponemmo di tornare alla radura la primavera successiva quando, forse, mamma lupa avrebbe di nuovo scelto quella tana per mettere al mondo la sua prossima cucciolata."

Questa è la storia di Cappuccetto rosso che ho raccontato a mia figlia Marta
Chiara Solari Storni, biologa della fauna e allevatrice

 

 

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· Last modified: 20.10.2008

 

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