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Una storia
non dei fratelli Grimm
La vera
storia di Cappuccetto rosso
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Sapete? Alcuni
giorni fa ho incontrato … non indovinerete mai! Cappuccetto rosso!
Per la verità ho stentato a riconoscerla perché era un po' invecchiata,
ma si sa, il tempo passa per tutti. Parlando del più e del meno,
mi ha raccontato tra l'altro com'erano andate veramente le cose,
quel giorno di tanti anni fa. Ascoltate:
"A quel tempo
abitavo in un paesino nei pressi di una folta foresta. Un giorno
di primavera la mamma mi porse uno zainetto pieno di buone cose
e mi disse: "Portalo alla nonna che è malata, ma non passare dal
sentiero del bosco perché potresti perderti!". Io mi misi in cammino
di buon passo ma, giunta sul limitare della foresta, vidi sotto
i cespugli un'infinità di succose fragole rosse; cominciando a raccoglierle
m'inoltrai fra gli alberi.
Ad un tratto
udii strani rumori: un calpestìo di foglie secche accompagnato da
uggiolii e qualche ringhio. Un po' spaventata, ma anche incuriosita
m'incamminai in direzione di quei suoni e giunsi al bordo di una
radura. Vidi allora uno spettacolo inaspettato: davanti all'imboccatura
di una piccola grotta nascosta fra i cespugli c'erano una lupa,
un lupo e tre lupacchiotti di poche settimane! Papà lupo giocava
con i cuccioli che, uggiolando e ringhiando, si rincorrevano nel
sottobosco, mentre mamma lupa dormiva raggomitolata all'ombra di
un tronco. Affascinata, osservai a lungo i giochi degli animali.
Dopo un po' i cuccioli, stanchi di giocare, si ritirarono all'interno
della tana; tornai allora piano piano sul sentiero, per poi correre
a perdifiato fino alla casa della nonna, che non si trovava molto
distante.
Eccitatissima,
le raccontai quello che avevo visto. Dapprima la nonna non mi credette:
infatti, malgrado abitasse in quel posto da molti anni, non si era
mai accorta della presenza dei lupi. Alla fine, vista la mia insistenza,
si convinse e fu molto contenta di sapere che questo animale così
schivo avesse deciso di allevare i propri cuccioli a poca distanza
da casa sua.
Presa anche
lei dalla curiosità, dimenticò tutti i suoi acciacchi e insieme
raggiungemmo la radura: i due lupi adulti stavano seduti davanti
all'imboccatura della tana. Era ormai l'imbrunire e ad un tratto,
allungando la testa verso l'alto, proruppero in un lungo ululato;
poco dopo papà lupo partì per una battuta di caccia, mentre mamma
lupa restava di guardia davanti alla tana, con le orecchie attente
ad ogni piccolo rumore. Si era alzato il vento e le foglie degli
alberi stormivano, coprendo i fruscii del sottobosco.
Erano passati
alcuni minuti quando udii dei passi e, nella semioscurità, riuscii
ad intravvedere, poco distante da noi, un uomo armato di fucile
che si avvicinava alla radura. Capii subito quello che stava succedendo
e, mentre il bracconiere prendeva la mira, lanciai un grido. Veloce
come un lampo la lupa scomparve nel bosco, mentre io correvo verso
l'uomo che, deluso e amareggiato, osservava la radura rimasta vuota.
Giunta vicino a lui gli dissi d'un fiato: "Ma non sa che il lupo
che stava per uccidere era una femmina con i cuccioli? E poi perché
voleva farlo? Il lupo non è un animale pericoloso per l'uomo e se
uccide pecore e capre è perché sono una facile preda, soprattutto
se incustodite". Sorpreso di incontrare a quell'ora e in quel posto
una ragazzina tanto decisa, il cacciatore cominciò a sorridere.
Nel frattempo anche la nonna si era avvicinata e, fatte le presentazioni,
invitò tutti a prendere una cioccolata calda a casa sua. Più tardi,
la nonna ed io invitammo il cacciatore a venire con noi, il giorno
dopo, ad osservare la famiglia di lupi; lui accettò e nelle settimane
successive tornammo spesso insieme a far visita agli animali, facendo
sempre attenzione a non disturbarli.
Malgrado ciò
una sera scoprimmo che i lupi non c'erano più, ma niente paura:
semplicemente i cuccioli erano ormai abbastanza grandi da seguire
i genitori durante le loro battute di caccia. La famiglia aveva
ripreso la sua vita nomade all'interno del proprio territorio e
di giorno non tornava più a quella tana per riposare. Avviandoci
un po' tristi verso casa, ci riproponemmo di tornare alla radura
la primavera successiva quando, forse, mamma lupa avrebbe di nuovo
scelto quella tana per mettere al mondo la sua prossima cucciolata."
Questa è la storia di Cappuccetto rosso che ho raccontato
a mia figlia Marta
Chiara Solari Storni, biologa della fauna e allevatrice
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